QUESTO NOTAIO

Una delle più colossali sciocchezze circolanti sul lavoro notarile (storicamente, purtroppo, alimentata dalle stesse istituzioni professionali) è che i notai siano tutti uguali e che rivolgersi all'uno o all'altro garantisca i medesimi risultati. La percezione di una loro fungibilità ha alimentato nel tempo, oltre che un complessivo discredito della categoria, una superficiale sottovalutazione, da parte dei cittadini, delle attitudini individuali di ciascun notaio.

Vero è che tutti i notai garantiscono un risultato minimo, che consiste nell'attribuire certezza giuridica a un fatto e assicurare la legalità degli atti che si compiono presso di loro e il regolare versamento delle imposte ricevute dai clienti. Quando questo non accade significa che c'è stato un problema. In una fase storica in cui i redditi di circa il 90% dei notai sono precipitati e continuano a scendere, l'ansia che si è riversata su una categoria in passato particolarmente serena (anche troppo) sulle proprie sicurezze, può creare il problema qualche volta di più: e la fame di accaparramento mediante compensi che non paiono congrui con i costi di una struttura di studio efficiente potrebbe non essere un buon indicatore e dovrebbe suggerire all'utente di contenere il suo entusiasmo quando s'imbatte in un preventivo stracciato.

Il principio corretto quindi non è un notaio vale l'altro salvo quelli che lavorano male, bensì un notaio dovrebbe valere l'altro per quanto attiene all'esito formale di alcuni negozi giuridici ma ogni notaio è differente dall'altro quanto più il cliente desidera qualcosa in più del buon esito formale, o quanto più il tipo di negozio giuridico è complesso, o quanto più il cliente ha in mente un obiettivo ma non lo strumento per realizzarlo.

Cosa aspettarsi da questo notaio lo si può dedurre seguendo il filo del sito web, che presenta le mie varie specializzazioni e inclinazioni. Una sorta di personale manifesto ideologico professionale è quello che si legge clickando su "il notaio che cambia". Quando scrivo per non fermarsi alla firma ho in mente una distinzione, a cui tengo molto, tra certificatori e sostanzialisti. Il mio credo è che il notaio debba tendere a non essere solo certificatore (il giurista che attesta) ma debba spingersi il più possibile verso il sostanzialismo (il giurista che elabora). Credo che in quella direzione debba muoversi anche l'ordinamento, aumentando la responsabilità del notaio in quel duplice profilo.

Sono nato a Napoli nel 1961 e esercito la professione a Torino dal 1992. Non credo che esista la "casta notarile" ma se esistesse io non ne farei parte. Mio padre faceva, di mestiere, il maestro di scherma e l'ho fatto anch'io per mantenermi agli studi. Credo nella specializzazione, anche internamente alla professione, ma penso che non esista persona più ottusa dello specialista (in qualsiasi lavoro) arido e ignaro del mondo che lo circonda. Costui è padrone dei mezzi ma inconsapevole dei fini. Il peggio che si possa immaginare.

A chi interessasse farsi un'idea della mia personalità extra-notarile rinvio alla voce di Wikipedia, o alla navigazione sul web, per la mia attività di scrittore, o alla lettura della voce Giudizio Universale su Wikipedia per quella di giornalista, o al sito Anima in corporation per un'altra mia "creatura" che mi sta facendo esplorare il mondo dell'impresa con una chiave consulenziale completamente diversa da quella notarile ma che pure è passibile di creare ponti intellettuali e pratici con la professione di notaio.

Dato che tra i libri che ho scritto c'è un romanzo pubblicato da Cairo intitolato "Stanno uccidendo i notai", mi sembra gentile fare dono di qualche sua pagina a chi ha avuto la pazienza di leggere queste righe.

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