Finanziamenti dei soci e imposta di registro conseguente alla loro enunciazione

 

La Corte di Cassazione, con sentenza 35216 del 12/12/2019 ha confermato il consolidato orientamento per il quale l’enunciazione del trascorso finanziamento di un socio in un verbale di assemblea straordinaria volto alla ricapitalizzazione della società sconta l’imposta del 3%.

 

Il finanziamento dei soci, infatti, sconta l’imposta come mutuo quando effettuato per scrittura privata; ove invece realizzato mediante accordo verbale o contratto per corrispondenza è tassato solo con l’imposta fissa di 200 euro in caso di uso.

 

I finanziamenti soci tuttavia sono i principali bersagli dell’articolo 22 T.U. imposta di registro:

“Se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali non registrati e posti in essere tra le stesse parti intervenute nell’atto che contiene la enunciazione, l’imposta si applica anche alle disposizione enunciate”.

 

Accade così che in sede di aumento di capitale o ripianamento perdite la rinuncia del socio al credito o la sua compensazione con il debito per la sottoscrizione, richiamando l’originario finanziamento, configurino enunciazione ai sensi dell’articolo 22.

 

La decisione, come detto, si allinea a precedenti giudicati (sono citate in questa stessa sentenza Cass. 15585/2010 e Cass. 22243/2015).

 

Più di questa decisione a sorprendere gli operatori era stata, a inizio dello scorso anno, la sentenza 24/1/2019 n. 1951, che considerava idoneo al prelievo tributario del 3%-  in quanto scrittura privata contenente proposta e accettazione- un verbale di assemblea ordinaria (dunque un atto interno della società), per giunta neppure contenente tutti i termini essenziali del finanziamento.

 

In questo video il punto sulla situazione e le procedure che evitano l’imposizione.